AnatomiaLuglio 20264 min

L'arte delle riforme: fantastiche sì, ma solo se mi convengono

Un'analisi critica sulle cicliche proposte di modifica della legge elettorale in Italia, specchio dell'istinto di sopravvivenza di una classe politica che preferisce modellare le regole del gioco sui sondaggi anziché sulle prossime generazioni.

La democrazia è meravigliosa. Soprattutto se le decisioni finali rispecchiano il mio volere.

Sembra essere proprio questo, oggigiorno, il vero leitmotiv della politica, italiana e non solo. In un momento storico in cui il nostro Paese avrebbe un disperato bisogno di riforme strutturali e urgenti per ripartire, e mentre si consuma il dibattito sul premierato, torna ciclicamente alla ribalta il vero nodo gordiano delle nostre istituzioni: la riforma della legge elettorale.


Trent'anni di ingegneria instabile

Sono passati ormai più di trent’anni da quando, nel 1993, si decise di archiviare il sistema proporzionale classico che aveva guidato l'Italia dal dopoguerra. Eppure, dopo tre decenni, il dilemma esistenziale della nostra Repubblica resta immutato: proporzionale o maggioritario?

Nel corso della Seconda e Terza Repubblica siamo diventati un laboratorio di ingegneria istituzionale senza pari. Abbiamo sperimentato di tutto: il Mattarellum, il Porcellum, il Rosatellum. Abbiamo provato il maggioritario, il sistema misto, il proporzionale puro e quello corretto con premi di maggioranza ipertrofici. Abbiamo creato mostri giuridici spesso abbattuti dalla Corte Costituzionale.

Si modellano le regole del gioco non per garantire la stabilità del Paese, ma per sartorializzare una legge che assicuri la propria vittoria.

E, badate bene, la tempistica non è mai un dettaglio. Sarà solo una coincidenza, ma, per l'ennesima volta, la proposta di modifica spunta fuori a ridosso delle elezioni. Non dobbiamo meravigliarci: è un copione già visto e che purtroppo continuerà a ripetersi. È il trionfo del tatticismo sulla visione strategica.


Il timore della scelta

Il timore di far scegliere davvero gli elettori è sempre dietro l'angolo. Oggi, il richiamo di un ritorno al proporzionale suscita in molti una sottile nostalgia per la Prima Repubblica, un'epoca in cui la mediazione politica era un'arte.

Ma la reality attuale ci mette davanti a un compromesso al ribasso: l’assenza delle preferenze e i listini bloccati continuano a far storcere il naso ai cittadini, trasformando il Parlamento in un'oligarchia di nominati dai segretari di partito.

Finché le regole del gioco si scriveranno guardando ai sondaggi della settimana successiva e non al futuro delle prossime generazioni, la nostra democrazia rimarrà un eterno cantiere incompiuto.